sabato 5 maggio 2012
venerdì 4 maggio 2012
Tutti gli animali pericolosi che mi hanno conosciuto .1
Il primo incontro con una cobra coral l´ho fatto circa tre anni fa nel terreno, mentre stavo aprendo un cammino -col mio decespugliatore Honda 4 tempi- in mezzo ad una boscaglia cosí estesa e fitta che avrebbe potuto ospitare il serpente di Dune. Fu una delusione, come molte delle cose che si temono ma di cui non si ha esperienza diretta, che raggiungono dimensioni mitologiche nella nostra fantasia.
Non mi ha attaccato, non mi ha ringhiato, non mi ha nemmeno degnato di uno sguardo e poi era molto ma molto piú piccola di come immaginavo.
Peró era bellissima. Sembrava appena uscita dalla verniciatura, il rosso era cosí brillante che dava l´impressione di carne-viva. Mi é passata a sinistra, di fianco allo stivale di gomma nera, in direzione boscaglia-non-tagliata. Lentamente.
C´é da dire che é uno dei serpenti col veleno piú potente del mondo -neurotossina- ma anche (grazie al cielo!) uno dei piú mansueti e inefficaci nel morso -per via della conformazione dei denti veleniferi, che sono molto arretrati, la cui possibilitá di essere infilati per intero nella preda/nemico diminuisce con l´aumentare delle dimensioni del punto da mordere.
giovedì 3 maggio 2012
Caro mi hai comprato la candeggina?
Meno 3
Il primo gliel´ha estratto la dentista. Un pó d´anestetico sulla gengiva e qualche lacrima. Grandi feste e orgoglio di bambino con un dente nella scatolina. La Fatina dei Denti passa la notte stessa e lascia 20 Reais. Che figata la Fatina dei Denti!
Il secondo é saltato allo strattone numero 5 della mamma. Doppio filo interdentale a mo´di lazzo. Sangue e grida ma poi ancora voglia di far vedere a tutti la seconda finestrella aperta. I due di basso sono out. Il bambino mantiene ancora il suo bel sorriso, nascondendo parte del buco col labbro di sotto. Nonostante si dimentichi di mettere la solita scatolina -una di quelle da gioielleria- sotto il cuscino, abbandonandola sopra il dvd, la FdD passa e lascia i soliti 20 Reais. Primi dubbi. Ma che cavolo ci fará la FdD coi miei denti?
Il terzo s´é arreso al sesto round. La mamma tirava forte, il filo si é rotto un paio di volte, il bambino un pó urlava e un pó rideva isterico. Sangue e pianto disperato. Ora non c´é labbro che tenga. Il bambino é un mostro. Perdita di interesse per i soldi -Papá i 40 Reais che mi ha portato la FdD te li regalo- e noncuranza sulla sorte del terzo dentino (incisivo destro). Pensieri disillusi. Parallelo tra Denti e Sofferenza. Una che paga 20 Reais per vedere soffrire un bambino é una maledetta strega!
martedì 1 maggio 2012
lunedì 30 aprile 2012
venerdì 27 aprile 2012
Café da manhã (a ogniuno il suo)
| Banane fritte con zucchero e cannella (la piú accanita é mia figlia ma in generale é una lotta all´ultima forchettata, con diritto a patetiche bugie "ne ho mangiate solo 2...") |
| Papaia matura (nonostante sia dolcissima non é la favorita di nessuno, ottima per la fase dopo-colazione-fila-in-bagno) |
| Termos di caffé da 1,5 litri -il mio migliore amico- |
| Uovo fritto con formaggio -il migliore amico di mia moglie- (Lato A) |
| Uovo fritto -il formaggio- (Lato B) |
| Uovo fritto. (Particolare laterale A-B) |
| Panino Tipo francese con impianto di uovo fritto a gemma molle (operazione condotta con successo da mio figlio) |
martedì 24 aprile 2012
Piccolo ritratto di una domenica qualunque
Chiedo scusa in anticipo per i piccoli errori ortografico/grammatico/sintattico/logico/ecc. Ho delle scuse. Non li faccio apposta. Non é uno stile. E´che uso una tastiera portoghese e a scuola ero scarso in Italiano: epica fú la mia scena-muta all´esame di maturitá su domande generiche sul Manzoni e altri importantissimi autori. Tutti nati in Italia. E tutti morti da secoli. La pigrizia e la mia disattenzione nella lettura degli anni seguenti completano l´idea che potete aprioristicamente farvi delle prossime (e passate) righe. "Aprioristicamente" l´ho rubata a Pasolini (Scritti Corsari). Mi é piaciuta subito. L´ho cercata su google e l´ho fatta mia, ripromettendomi, apriortisticamente, di usarla appena possibile.
Domenica 11 Marzo 2012.
Ore 8 del mattino.
Il sole scalda a tutta forza da almeno un paio d´ore, siamo sui 30 gradi ed é giá piovuto 3 volte.
Il cielo é enorme e basso, color cemento fresco, con enormi buchi bianchi e lanugginosi da dove esplode la pura luce del sole. Il sole del nord-est brasiliano é qualcosa di violento, é un super-sole, sembra una gigantesca lampada di fotocopiatrice che crea colorazioni ipersature e contrasti cosí netti da marchiarti a fuoco le retine.
Ipersature me l´ha prestato Foster Wallace, anche se la conoscevo giá -dai tempi in cui spistolavo col Corel Draw sul 486 nuovo fiammante di mia sorella- non avevo mai pensato di usarla. Poi l´altro giorno mentre facevo una corsetta con David sul lungomare, ha puntato il dito verso il cielo e ha detto "Guarda che blu ipersaturo"
Sono in balcone ed ho in bocca il sapore del caffé.
Dal mio punto di osservazione -un divanetto di vimini che ho farcito di cuscini ammuffiti e coperti con un lenzuolo a mo´ di canapé- vedo il bar di fronte casa, dall´altra parte della strada. Strada che percepisco, dietro il muro di recinzione alto 3 metri e cementato in vetta con punte di metallo anti-scavalcamento-ladro, dallo spozzangherio delle macchine che lente cercano di evitare buche inevitabili, e dal riflesso delle vetrine del mercatino di fianco al bar.
L´aria é densa e carica di energia potenziale, come se stesse per accadere qualcosa. Saranno le aspettative della domenica mattina, sará che la temperatura arriverá a 38 gradi con umiditá del 90%, sará che sono al terzo boccale di caffé, ma percepisco una irrazionale tensione pre-esame-estivo: stomaco sottovuoto e culo sudato.
Tre giovani sotto i 30 stanno sprofondando in poltroncine di plastica bianca, rammolliti da un caldo umido che ne pregiudica la struttura ossea, avvicinandoli al passaggio di stato solido-liquido, tipo mozzarella in forno.
Si pensi ad una colonna vertebrale edificata con centinaia di sottilette Kraft da cui si dirama uno scheletro iniettato col Philadelphia. Un Wolverine fatto di croste di parmiggiano bollite.
Se ne stanno intorno ad un tavolo, sempre di plastica bianca
che di questi congiuntini sedie-tavolo di plastica ce ne sono a milioni qui a Bahia, é un classico che arreda giardini, bar, case e addirittura chiese. Io stesso ne posseggo 5
su cui torreggiano una birra SKOL stupidamente gelata
si serve e si beve alla temperatura piú prossima possibile al punto di congelamento, intorno ai -4 °C, parlo sul serio, la sensazione che si prova bevendo é degnamente rappresentata dalla scena di Matrix dove Neo prende la pillola e comincia a trasformarsi in una specie di uomo-cromato, con le cromature che scendono lungo la gola con un´inquadratura tipo montagna-russa-in-discesa.. Sostituite peró il cromo con dell´azoto liquido e riuscirete ad immaginare la sensazione di congelamento. E´cosí fredda che inizia a spumare solo nello stomaco. Alcuni secondi dopo il primo sorso. Assieme al caratteristico dolore ai bulbi oculari.
La questione temperatura é cosí seria che la SKOL - furbescamente- ha messo un´etichetta con un particolare del logo che cambia colore in base alla temperatura. Sono moltissime le persone che alla domanda che birra vuoi rispondono la piú gelata!
e 3 bicchieri pieni
qui a Bahia i bicchieri di birra sono sempre pieni. Sembra che nessuno resista alla triste visione di un bicchiere vuoto, soprattutto di domenica, tanto che ti viene automaticamente riempito (dopo ogni sorso! ) dal piú sensibile del gruppo. Anche i camerieri lo fanno, ma a scopo di lucro, riempiono bicchieri in corsa con l´agilitá di equilibristi e sostituiscono bottiglie vuote con bottiglie piene usando abilitá da prestigiatori, cosicché alla fine del pranzo sei sbronzo e nel conto ci sono almeno 3 birre che non ti sei neanche reso conto di aver bevuto)
a questo punto volevo fare una divagazione a sfondo sociale sul fatto che la domenica bevono tutti, poveri e ricchi, birra ghiacciata, in quantitá industriali, roba da far impallidire gli organizzatori dell´Octoberfest. Divagazione che avrebbe messo in risalto come l´appiattimento culturale degli ultimi 20-30 anni sia sfociato in una specie di sport nazionale domenicale in cui si beve a livello agonistico, in cui le varie classi sociali si fondono nell´unico scopo apparente di bere-quanto-piú-possibile, con tanto di produzione musicale popolare ad esaltarne gli intenti morali "...vamos embora pro bar...beber-cair-levantar...beber-cair-levantar..." (trad: andiamo al bar..bere-cadere-rialzarsi...bere-cadere-rialzarsi). Volevo farla. L´avevo asteriscata nei miei appunti sul quadernone a righe rubato a mia figlia. Ma adesso proprio non mi va.
Il piú magro e nervoso dei tre indossa bermuda a fiori dai colori taroccati, occhiali scuri da due soldi, é senza maglietta e ha una piccola testa rasata che ricorda un kiwi maturo. Si muove inquieto sulla sedia e ogni tanto si alza in piedi durante un resoconto eccitato, per mimare una scena di qualcosa avvenuto non so quando. "Quel tizio parla merda! PARLA MERDA! E´un pettegolo del cazzo e poi é brutto!" riesco a sentire, e poi continua rivolto un pó ad uno e un pó all´altro dei suoi amici, ma non riesco ad afferrare molto -é di spalle e parla in fretta in preda ad un raptus raccontativo senza punteggiatura- mentra raggiunge l´apice del climax si alza e mima un litigio col tizio-che-parla-merda. Litigio avvenuto, o potenzialmente avvenibile -che avverrá, suppungo, se quel tale continuerá a parlare merda- poi alza le braccia, gesticola furibondo e offende l´aria, quindi carica un destro, facendogli compiere un´arco larghissimo dall´alto in basso, che si infrange con un CIAF! sulla mano sinistra aperta palma in su, simulando credo la faccia del tizio.
I suoi amici sono visibilmente impressionati da tanta passione e il piú grosso, l´unico con la maglietta, chiama il barista e sento le parole formaggio, mortadella, altra birra e il barista da dentro che urla "COSA?" obbligandolo ad alzarsi, con uno sforzo da gestante al nono mese, strisciare i piedi scalzi lungo il pavimento di cemento grezzo della veranda, per farsi inghiottire dall´oscuritá ronzante del bar.
Sul mio lato sinistro, a meno di due metri, mio figlio maggiore dondola la sorellina sulla rete da paracadutista (amaca tattica da campeggio) ad una velocitá/frequenza preoccupanti. Dico parole apprensive e risolute come matto, troppo veloce, cappottare, sbattere la testa ma nel momento che mi escono dalla bocca e vedo occhi sgranati/impauriti, capisco che, come al solito, stó esagerando e che, in fondo Stavamo solo giocando! mi conferma lo sguardo sornione/tutt´altro-che-impaurito di mia figlia immersa nella rete col mento dentro lo sterno.
Ore 10.30
I tre baldi giovani che stó spiando sono alla 6° birra, servita a "culo di foca" e isolata da un cilindro di plastica gialla con logomarca SKOL. Quello che era il piú quieto comincia ora ad uscire dalla tana e, approfittando della momentanea fiacca del piú magro, srotola un discorso su non so bene cosa, terminando coll´alzarsi in piedi e dire "...questa si chiama utopia! U-TO-PIA!" lasciando gli altri due con la bocca semiaperta -non se l´aspettavano, e almeno 1 dei 2 non deve conoscere il significato di utopia- per poi sparire dentro il bar per prendere altro formaggio e mortadella.
Ore 11.02
Altra birra. Altra mortadella.
Dovete sapere che la mortadella é in assoluto l´insaccato piú economico, circa 4-5 reais al chilo, che non sono tanti neanche per un povero. Non é proprio come la mortadella italiana, é TIPO mortdella. Cosí come la mozzarella é TIPO mozzarella. E questa dicitura TIPO la trovi proprio scritta su questi prodotti alimentari (TIPO gorgonzola, salame TIPO italiano, formaggio TIPO grouvier eccetera) per, credo, una questione di copyright. In generale il Brasile produce tutto TIPO le cose che vengono prodotte all´estero. Tanto che i prodotti con su scritto IMPORTADO costano un occhio e sono giá, per il semplice fatto di non essere TIPO qualcosa, considerati migliori. Ci sono poi anche le cose prodotte qui e considerate di qualitá superiore, ma allora ci mettono su una bella scritta ESPORTAÇÃO. Questo per darvi un´idea di come sia ancora forte la cultura colonizzatrice.
Ore 11.33
Mio figlio mi porta una pietra simil-quarzo e dice "Questa é per te" tutto soddisfatto.
Dalla camera, in cui madre, 4 figlie (una all´ottavo mese) e un paio di nipoti stanno accomodati in pose liquide sul letto -nel bel mezzo di una tempesta di lenzuola, cuscini e vestiti per bambini, con la madre che lavora velocemente ai ferri producendo rumori di duello e una cosa che sará una maglia per la 2° figlia (mia moglie)- si comincia a parlare di pranzo, ma senza nessuna convinzione.
Io bevo un bicchiere di SKOL comprata al bar di fronte, dove ho potuto notare che i 3 giovanotti stanno alla 10° birra, verificandone il numero dalle bottiglie morte allineate in plotone sul davanzale della finestra al lato del tavolo. Un pó é esibizionismo e un pó é il metodo che il barista utilizzerá per fare il conto nel pomeriggio, quando la temperatura arriverá a 38 °C e nessun essere umano con un tasso alcolico superiore a 2 mg/litro riuscirebbe a resistere alla necessitá di collassare su qualche materasso di fronte ad un ventilatore a velocitá 3.
Ore 11.45
Uno dei miei cognati comincia a stirare un paio di jeans, su un pericolante asse da stiro a fiorelloni arancioni. Deve avere qualche tipo di appuntamento formale nel pomeriggio per azzardarsi ad un´operazione cosí suicida. Infatti suda spropositatamente e deve fare attenzione a non inzuppare gli stessi jeans. Lo vedo da dietro, ha le spalle completamente bagnate.
Di colpo mi vengono in mente le domeniche pomeriggio passate da bambino nell´appartamento di via Puccini, quando dopo aver giocato fino all´esaurimento col LegoLand Castello, me ne andavo in camera dei miei, dove mia madre stava stirando. La noia era cosí grande che le chiedevo di farmi stirare i fazzoletti. Poi mi sdraiavo sul letto matrimoniale, tra pile di vestiti perfettamente piegati, e guardavo mia madre che, per ultimo, stirava i jeans di mio padre.
La luce di fine pomeriggio entrava dalla finestra mentre io cominciavo a sbadigliare intorpidito dal sonno, un paio di jeans penzolavano dall´asse da stiro e questa era l´ultima cosa che vedevo.
La luce di fine pomeriggio entrava dalla finestra mentre io cominciavo a sbadigliare intorpidito dal sonno, un paio di jeans penzolavano dall´asse da stiro e questa era l´ultima cosa che vedevo.
Un paio di jeans sull´asse da stiro. Prima di perdere i sensi.
Quell´immagine peró rimaneva cosí impressa nella mia testolina che qualche volta ebbi degli incubi. Sempre uguali. Sí, la parola giusta é ricorrente.
Me ne stó sdraiato sul letto e guardo mia madre di spalle che stira, in controluce, in quella luce arancione che entra dal finestrone di fornte a lei. Poi un paio di jeans che ha stirato e sdraiato sul letto di fianco a me lentamente cominciano ad alzarsi. Prima la parte superiore, quella coi passanti per la cintura, poi le gambe scendono dal letto, e cominciano a camminare. Un paio di jeans stirati che camminano intorno al letto, mentre io impietrito li guardo passare. Mia madre di spalle stira. Ad un certo punto i jeans si girano verso di me. Mi hanno visto. Mi guardano e avanzano verso di me sul letto. Mi fissano rabbiosi dalle tasche laterali. Io cerco di chiamare mia madre, provo a urlare. Ma é sempre un classico: sono afono. Dalla mia bocca non esce nemmeno l´aria. A ´sto punto i jeans, come per dimostrarmi che urlare non mi servirá, cominciano ad emettere un suono dalla cerniera, fanno "oooh" come il vento che passa dentro un albero cavo, prima piano, poi sempre piú forte, fino a diventare un grido assordante "OOOOOOOO" e poi sono sopra di me! Qui mi svegliavo.
Mio cognato finisce il servizio e viene a bere un pó di birra in veranda, di fianco a me. Dice parole come caldo, insopportabile, doccia e poi sparisce dentro camera sua.
Ore 12.15
Nel frattempo fa il suo rientro dalla spiaggia un gruppetto di 50-60enni, tutti col berretto a visiera e senza maglietta, superando agevolmente le erbacce in fiore nate nelle crepe grandi come aiuole del lunghissimo marciapiede che dá accesso al bar, deviando e zigzagando da veri veterani in hawaianas tra i mucchi di rifiuti e detriti di qualche ristrutturazione, bilanciando dignitose panze a braccia penzoloni.
Il loro arrivo é salutato con ululati e battute dei piú giovani, corrisposte da minacciosi versi baritonali carichi di saggezza.
Nei successivi 5 minuti é tutto un crepitio di tappi a ghiera che saltano da SKOL criogenizzate, traghettate dallo s-ciabattente barista, che é una via di mezzo tra Cliff Robinson (dei Robinson) e Jorge Jefferson (dei Jefferson).
Il piú grosso dei tre giovani é inspiegabilmente sparito, e il piú magro attraversa un nuovo ciclo di esaltazione, stavolta non-violento, ma a sfondo sessuale: mima abbassamenti di mutandine e porgere di culi, imita voci femminili. Anche quello che era calmo sembra in forma ed essendo (sembra) il piú istruito, fa largo uso di espedienti retorici "Sai chi é arrivato? Sai che cosa ho fatto? Sai che cosa mi ha detto?" per impreziosire i suoi racconti.
Il loro arrivo é salutato con ululati e battute dei piú giovani, corrisposte da minacciosi versi baritonali carichi di saggezza.
Nei successivi 5 minuti é tutto un crepitio di tappi a ghiera che saltano da SKOL criogenizzate, traghettate dallo s-ciabattente barista, che é una via di mezzo tra Cliff Robinson (dei Robinson) e Jorge Jefferson (dei Jefferson).
Il piú grosso dei tre giovani é inspiegabilmente sparito, e il piú magro attraversa un nuovo ciclo di esaltazione, stavolta non-violento, ma a sfondo sessuale: mima abbassamenti di mutandine e porgere di culi, imita voci femminili. Anche quello che era calmo sembra in forma ed essendo (sembra) il piú istruito, fa largo uso di espedienti retorici "Sai chi é arrivato? Sai che cosa ho fatto? Sai che cosa mi ha detto?" per impreziosire i suoi racconti.
Ore 12.57
All´improvviso si sono materializzati dal nulla un quartetto di giocatori di burraco con tanto di pannetto verde, con elastici bianchi sotto cui collocano le carte per non farle volare via, poggiato sul solito tavolo di plastica bianca della TRAMONTINA, e con tanto di tifoseria.
Una delle categorie piú infime é quella degli ultrá/commentatori delle partite di carte.
Vado a mangiare. In mezz´ora le donne e mio suocero hanno disseppellito dal frigo gli avanzi di una settimana, facendone un pranzo, piú -pezzo forte- un pollo alla griglia e due quaglie comprati in un chiosco nella piazzetta in fondo alla via. Farofa e insalata fresca completano.
Ore 13.10
La disposizione dopo pranzo é quella di sdraiarsi e lasciarsi morire. Fa cosí caldo che i pensieri ti escono dai pori invece che dal cervello. La testa é piena di vapore, come la caldaia di una Cimbali Junior (quella da 1 gruppo). Potrei fare il cappuccino con le orecchie.
Decido di fare una doccia strategica per rimandare l´ora della resa finale, ottenendo come risultato una tregua di pochi minuti. Ricomincia a sudare mentre mi asciugo, prima di rimettere le mutande. E´disperante.
Alle 13.20 la situazione dei tre precipita: quello calmo é sparito alla 13° SKOL, quello magro é in uno stato di calma sedata ma riesce ancora a gesticolare verso altri clienti, quello grosso ha puntellato la testa con l´avambraccio per non cadere con la faccia sul tavolo.
Il gruppo seniores invece va alla grande. Altro crepitio di birre, carburazione ottimale, grandi risate e battute rivolte ai giovani. Eh, l´esperienza!
Ogni tanto qualcuno ordina "un altra birra" al barista. Ordine che viene apparentemente ignorato e consegnato con un ritardo che qualunque modenese riterrebbe offensivo.
Mio figlio mostra la sua nuova spada -fatta con materiali che recupera in giro per casa e garage, senza sapere ancora distinguere tra una cosa ormai-inutilizzabile e una-cosa-che-potrebbe-ancora-servire, provocando domande retoriche tipo "chi ti ha detto di prendere il mio depilatore?"- all´attenzione di nonna Lilí (sua bisnonna), che stá consumando uno stecco gelato piú lentamente di quanto sia raccomandabile fare a queste temperature.
Una morena spettacolare passa, in direzione spiaggia, scrollandosi dai fianchi gli sguardi dei clienti del bar che all´improvviso si sono fatti silenziosi. E´cosí sensuale che nessuno osa sgomitare il vicino.
Ogni tanto qualcuno ordina "un altra birra" al barista. Ordine che viene apparentemente ignorato e consegnato con un ritardo che qualunque modenese riterrebbe offensivo.
Mio figlio mostra la sua nuova spada -fatta con materiali che recupera in giro per casa e garage, senza sapere ancora distinguere tra una cosa ormai-inutilizzabile e una-cosa-che-potrebbe-ancora-servire, provocando domande retoriche tipo "chi ti ha detto di prendere il mio depilatore?"- all´attenzione di nonna Lilí (sua bisnonna), che stá consumando uno stecco gelato piú lentamente di quanto sia raccomandabile fare a queste temperature.
Una morena spettacolare passa, in direzione spiaggia, scrollandosi dai fianchi gli sguardi dei clienti del bar che all´improvviso si sono fatti silenziosi. E´cosí sensuale che nessuno osa sgomitare il vicino.
Ore 14.00
Gli odori del pranzo si mischiano alle grida dei bambini. In fondo alla via dev´esserci una festa. Le palme da cocco sono di un verde brillante artificiale e vibrano nel vento.
L´avanzare del sole sulla mia postazione mi costringe ad una ritirata lenta ma inesorabile verso le parti in ombra -sempre piú piccole- del sofá, fino ad espulsarmi dalla veranda incendiata dal sole delle 2 del pomeriggio non filtrato da un diluitissimo cielo azzurro-napoli.
Decido di fare un altra doccia. Ma stavolta non mi rivesto. Esco in havaianas e asciugamano legato in vita. Driblo l´asse da stiro coi jeans in mezzo al corridoio e mi arrampico su in mansarda, dove si trova la mia camera ma soprattutto un ventilatore modello Ariete Zefiro (da 35 cm di diametro).
L´avanzare del sole sulla mia postazione mi costringe ad una ritirata lenta ma inesorabile verso le parti in ombra -sempre piú piccole- del sofá, fino ad espulsarmi dalla veranda incendiata dal sole delle 2 del pomeriggio non filtrato da un diluitissimo cielo azzurro-napoli.
Decido di fare un altra doccia. Ma stavolta non mi rivesto. Esco in havaianas e asciugamano legato in vita. Driblo l´asse da stiro coi jeans in mezzo al corridoio e mi arrampico su in mansarda, dove si trova la mia camera ma soprattutto un ventilatore modello Ariete Zefiro (da 35 cm di diametro).
Ore 14.03
Mio figlio (da giú) urla "Papá avevi promesso che dopo pranzo...piscina...papá? dove sei?" obbligandomi moralmente ad infilarmi il costume e, ancora bagnato, scendere la ripidissima scala della mansarda.
Ore 14.04 e 10 secondi.
Al primo gradino il mio piedone bagnato scivola sulla suola dell´havaianas (che rimarrá incollata a quel gradino fino al momento -5 ore dopo- in cui la recupereró e ripenseró all´accaduto), facendo saltare il laccetto a Y che forma l´infradito. E´una rampa di lancio numero 45 ed io sono senza freni. Pronto. Un batter d´ali, uno scalpiccio di cavalli e mi stó librando nell´aria, braccia all´indietro per cercare di afferrare qualcosa.
Mayday mayday liberate la pista.
Poi una combinazione micidiale di botte, tipo rullata di batteria, una scarica di bastonate veloce e precisa: scapola destra! chiappa destra! gomiti! avambracci! coscia sinistra!
Mayday mayday liberate la pista.
Poi una combinazione micidiale di botte, tipo rullata di batteria, una scarica di bastonate veloce e precisa: scapola destra! chiappa destra! gomiti! avambracci! coscia sinistra!
Ore 14.04 e 12 secondi.
Sono al piano di sotto.
Rimango seduto immobile sul penultimo gradino, incredulo e pieno di adrenalina. La gente accorre dalle stanze. Sento parole tipo Max, come stai, ghiaccio, sbattuto la testa, riesci ad alzarti, tutto bene ma sembrano provenire da una camera lontana, oppure la mia testa si stá riempiendo di spugna. Il dolore si manifesta sotto forma di coltellate. La peggiore é quella inflitta alla scapola destra che non mi lascia respirare.
Mi sembra di essere sul fondo di una piscina.
Osservo come in un film.
Mentre le persone nuotano intorno all´obbiettivo, l´inquadratura si sposta sul corridoio e, come ogni domenica da bambino, questa é l´ultima cosa che vedo.
Un paio di jeans sull´asse da stiro. Prima di perdere i sensi.
lunedì 18 luglio 2011
Poveri noi

In veritá volevo scrivere un post sui poveri brasiliani, che sono molti e alla fine mi sembrano avere una stretta relazione con la felicitá di questo popolo. Oltre al clima e alla caipirinha (i culi non li posso dire perché sono felicemente sposato)
Poi peró ho letto un articolo (che non riesco a linkare perché sono fesso, ma se avete molta voglia di leggere dei numeri copiaincollate http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_economia/07/15/visualizza_new.html_785897838.html), dicevo ho letto un'articolo dell'ANSA che dice che gli Italiani stanno diventando sempre piú poveri.
Allora ho avuto una idea.
Potrei creare una ONG per aiutare i Modenesi dal Brasile.
Quindi se avete bisogno di hawaianas, amache e cose cosí ditemelo che ad Agosto ve le porto.
Ora devo trovare il nome della mia ONG. Qualcosa di emozionante.
P.S. Casomai se gli Italiani diventano piú poveri diventano anche piú felici.
Gioco di parole
Oggi mentre pulivo i tavoli esterni della pizzeria, si é avvicinata una tipa bassina e mi ha smollato un volantino.
Una di quelle robe di chiesa.
Poi mi ha chiesto Vocé é catolico? (tu sei cattolico?)
Io ho fatto finta di pensare e ho risposto Eu sou atéo! (Io sono ateo)
E lei atéo...atóa! atéo...atóa! (ateo...alla cazzo, ateo...alla cazzo) ridendomi in faccia. Quindi si é allontanata.
Non só perché ma mi son sentito un coglione.
Una di quelle robe di chiesa.
Poi mi ha chiesto Vocé é catolico? (tu sei cattolico?)
Io ho fatto finta di pensare e ho risposto Eu sou atéo! (Io sono ateo)
E lei atéo...atóa! atéo...atóa! (ateo...alla cazzo, ateo...alla cazzo) ridendomi in faccia. Quindi si é allontanata.
Non só perché ma mi son sentito un coglione.
giovedì 14 luglio 2011
Morire in piedi.
Oggi ho imparato un nuovo modo di dire. Nuovo per me, perchè i brasiliani devono usarlo da molto tempo.
L'ho sentita al mercato, da un tipo che sembrava poverissimo che parlava di un altro tipo probabilmente piú povero di lui: "Aquele cara é tão pobre que não tem onde cair morto".
Letteralmente: Quel tizio é cosí povero che non ha dove cadere morto.
L'ho sentita al mercato, da un tipo che sembrava poverissimo che parlava di un altro tipo probabilmente piú povero di lui: "Aquele cara é tão pobre que não tem onde cair morto".
Letteralmente: Quel tizio é cosí povero che non ha dove cadere morto.
Abuso di amicizia

Come quella volta che stavamo andando a giocare a calcetto.
Io e Sinval. Mio cognato ipocondriaco.
Il Delegado era il nostro portiere volante: un poliziotto cosí pauroso, timido e bloccato che una volta, allo stadio, col timore di usare il proprio distintivo per parcheggiare nei posti riservati alle forze dell'ordine, preferí beccarsi (e pagare!) una multa per divieto di sosta. Un fantozzi con la divisa. Per cose come queste si era guadagnato l'ironico soprannome di Delegado (che qui é l'equivalente del questore in Italia).
Per via del nostro ritardo Sinval guidava come un'ipocondriaco paranoico in ritardo, e cioé molto male, ma senza migliorare il nostro ritardo, a 20 km/h, finendo cosí, cosa che lui negherá sempre, per tagliare la strada ad una moto con due uomini.
Ora, per capire lo stato di panico di Sinval dovete sapere che a Salvador tutti i giorni si sentono storie di morti-assaltati da motociclisti-banditi, che la moto si piazzó al nostro lato e che per farci segno di fermarci, quello caricato, cominció a battere la mano sul cofano.
Sinval entró in un loop di "meu deus", ma in realtá voleva dire "é giunta la mia ora", e fermó la macchina. Da non credere!
In pochi minuti ci fu tutto chiaro: il furbone della moto voleva farsi pagare una delle frecce, rotta chissá quando.
Sinval, tremante, aveva giá tirato fuori la pompetta per l'asma e il portafogli.
In quel momento decisi di fare una di quelle cose che odio fare: usare le mie amicizie.
Presi il cellulare e dissi con voce risoluta "Sinval, stai calmo, adesso chiamo il Delegado!"
I due sparirono facendo Vrom!Vroooooooom!
Solo dopo un minuto abbiamo capito l'abuso di malinteso che avevo commesso.
lunedì 11 luglio 2011
Verde limone

Ecco, dopo quasi 7 anni in Brasile, ho praticamente perso anche l'ultimo accento da gringo.
Quando scoprono che sono italiano fanno OOooh.
Mi sono addirittura abituato ad usare aggettivi controversi come verde limone, e sostituire gli sbagliatissimi piú grande e piú piccolo per i giustissimi maggiore e minore.
Poi, ieri, nel videonoleggio, una ragazzina chiede al videonoleggiatore se ha la copia di Citanicchi 2
Cosí, dopo un lungo minuto riflessivo, faccio due scoperte.
Una é che continuo ad essere un gringo coi riflessi linguistici italiani.
L'altra é che qualcuno ha avuto il coraggio di girare Titanic 2.
sabato 9 luglio 2011
Figa di legno e banana di terra.

Tra le cose da non fare in Brasile ce n'é una difficilissima. Soffiarsi il naso.
Perché qui, almeno pubblicamente, tutti tirano su col naso.
Ricordo la prima volta che l'ho notato. Fu quando conobbi la sorella minore di mia moglie. Una ragazza fine e delicata, che dopo aver stretto la mia mano e detto "muito prazer" s'é inspirata una scatarrata di quelle che lasciano i segni dal setto nasale fino in gola. Rinite allerica. Poverina.
La conferma di tale differenza nella gestione del moccio (o moccolo, o candela) l'ho avuta durante un pranzo coi nonni di Luisa. Nel pieno di un attacco di allergia. Mi sono soffiato il naso dall'antipasto al dolce, tra le occhiate sofferenti e imbarazzate (che io confondevo con pena e solidarietá) dei commensali.
Penandoci su, entrambi i metodi sono depolorevoli. La scelta é tra inghiottire la secrezione nasale oppure avvolgerla in un fazzoletto e mettersela in tasca.
Poi ci sono le banane. Ne conosco almeno 7 tipi. Ma l'unica che si mangia solo cotta é la banana terra. Buona bollita, ottima fritta con zucchero e cannella. E' grande e leggermente piú squadrata, la polpa é gialla, ma tutto sommato é molto simile alle altre banane. Nonostante ció, peró, solo un "gringo" potrebbe confonderle.
Mi é successo giá un paio di volte di vedere stranieri al mercato comprarne una dozzina, sbucciarne una, e, senza farsi intimidire dal colore giallo della polpa, morderla con desiderio davanti alle facce incredule degli altri clienti, quindi masticare tre volte e fare la faccia di chi non ha gradito la sorpresa. Poi tutte le volte sputano. Mentre i clienti ridono. Il sapore é tra la banana acerba e la patata cruda.
Poi c'é un folsfriend molto divertente. FIGA.
Qui é il nome usato per un amuleto a forma di pugno col pollice che spunta tra indice e medio (tipo quando rubi il naso ai bimbi piccoli).
Questo portafortuna (usatissimo nel nord-est) puó essere di vari materiali, ma il piú usato é il legno. Quindi é normale entare in un negozio e chiedere una "figa di legno".
Ho indagato ed in effetti prende origine da una raffigurazione dei genitali femminili (simbolo di fertilitá), solo che quasi nessuno lo sa, e comunque nessuno userebbe questa parola per dire figa (quella in carne e carne). Da qui arriviamo alla parola che i brasiliani usano per dire figa: tcheca (pronuncia ceca, stessissima parola usata per "Republica Tcheca". Potete immaginare le grasse risate quando dico che ho un'amica Tcheca.
giovedì 7 luglio 2011
Le apparenze ingannano


Penso che poi, in fondo, il vero motivo per cui finisco sempre per aprire un locale dove si mangia, non é tanto perché mi piace cucinare e mangiare, é piú l'interesse per la gente e le loro storie.
Domenica per esempio un turista carioca (ovvero abitatore di Rio de Janeiro) ha raccontato un'aneddoto degno di un corto.
Stava attraversando una fase di fede profonda: era entrato da poche settimane nel giro degli evangelici. Che io poi non so le differenze con le altri correnti cristiane, e non mi va di guardare su wiki, peró so che gli evangelici brasiliani si imparano un sacco di passaggi della bibbia a memoria (tipo Samuel L. Jackson in Pulp fiction, ma senza pistola) e tirano in ballo Dio e Gesú perfino quando ordinano la pizza. E' una missione. Non sto' a dire quanto mi fanno venire il nervoso.
Comunque il mio cliente ex-evangelico narratore stava nel pieno della sua missione sulla metropolitana, in quell'ora che il popolo torna a casa dal lavoro stanco morto. Dopo una rapida occhiata, si piazza di fianco a uno con la faccia di chi vuole essere salvato e comincia il sermone.
Aveva giá citato i passaggi preferiti del suo repertorio e lo stava invitando ad andare in chiesa la domenica seguente (che é poi il gran finale), quando, quello con la faccia di uno che vuole essere salvato si alza e tira fuori una pistola, e annuncia ai passeggeri che "State tutti buoni, questa é una rapina!".
Quindi svuota tasche e borse e zainetti di tutti, tranne quelle del nostro incredulo predicatore. E, quando il treno si ferma, prima di scappare, lo saluta con un "Grazie fratello!" e gli fa il pollice alla Fonzie.
Difficile é stato spiegare alle incazzatissime vittime del vagone che non era un complice, e che il ladro nemmeno lo conosceva.
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mercoledì 6 luglio 2011
FURIA NEGRA 2
F1000 in ottimo stato
Mi rifaccio vivo.
Dopo anni.
E con un miglior uso della punteggiatura: non uso più i puntini di sospensione come se stessi seminando.
Per questo ringrazio un bloggatore e scienziato,elettronico e professore, meritevolisimo, puntiglioso e antipatico che a me ricorda il figlio del Perozzi (Philippe Noiret) di Amici Miei, quello dalle analisi fredde e obbiettive che fa piangere il conte Mascetti (Ugo Tognazzi).
L'argomento di oggi sono le scritte sui paraurti e parafanghi dei camion, quelle che sono obbligato a leggere mentre mi apposto come un ninja, a meno di mezzo metro, pronto a schizzare a sinistra per iniziare il sorpasso, pregando che una buca non mi fotta le sospensioni o peggio, inghiotta il mio mezzo.
Il mio mezzo: Renault Sandero 1.6. Senza optional (no idroguida, no aria, no chiusura e vetri elettrici). Solo ruote, motore e un mutuo di 24 mesi.
All'inizio credevo che le frasi fossero a sfondo religioso, del tipo Gesù ti ama, Dio è il cammino o Il Signore è il mio pastore e nulla mi mancherà.
Poi però ho cominciato a notarne alcune divertentissime. Così spassose che una volta sono quasi morto.
Quella volta stavo tornando a Mucugè, dopo una settimana di dentista a Salvador.
Dopo 400 chilometri senza radio, coi bambini sotto l'effetto del Drammin e con mia moglie sotto l'effetto delle parole crociate, la mia mente corre libera tra gli argomenti meno importanti del mondo. Tipo una lista infinita di tutti i lavori che non potrei fare e il perchè. Per esempio come pilota di F1 sarei poco coraggioso, come insegnante troppo impaziente, come dentista avrei mani troppo grandi, come attore porno colleghi troppo dotati...
Gli ultimi 100 km sono imprevedibili: il manto stradale sembra fatto con lo stesso impasto della torta sbrisolona, c'è il 3x2 sulle buche, ne schivo due e ne prendo tre.
Zigzagando raggiungo un vecchio F1000 nero tutto scassato che fa un rumore di lattine sbattute e ingranaggi spannati. Le placche di ruggine sono bassorilievi che raccontano decenni di manutenzione fatta con filo di ferro e pezzi di camera d'aria.
Sul paraurti la scritta NON SEGUIRMI PERCHE' MI SONO PERSO
Sgomito Luisa per farle notare il monito. Ridiamo e facciamo commenti sulla creatività della gente. Poi di buon umore comincio il sorpasso.
A metà lanciamo un'occhiata alla laterale del camioncino, in cabina ci sono tre negroni con la faccia seria e sulla fiancata un' altra scritta, stavolta
a caratteri enormi F U R I A N E G R A 2
Le risate sono immediate. Ci immaginiamo il furianegra1. Altre risate mentre finisco il sorpasso.
Dal retrovisore vedo che l'equipaggio del furianegra2 è molto agitato e ci fa gesti di offesa, invitandomi ad accostare.
Per mostrare che è fuori questione accelero. Forse non hanno gradito le nostre risate, ma non mi sembra intelligente fermarmi per chiarire il malinteso.
Loro accelerano, e lo capisco dalla nube nera che si lasciano dietro. Luisa capisce che siamo inseguiti, ma sa che il nostro 1600 con meno di 30mila km e tutti i tagliandi in ordine è irraggiungibile. All'improvviso sentiamo uno sparo. Mi si gelano le budella. Poi altri due, tre, molti spari. Io istintivamente scarto
a destra, poi a sinistra. Luisa si lancia sui posti di dietro aprendo le braccia sui bimbi che dormono. Altri spari più lontani. Ormai ci separano una cinquantina
di metri. Cerco di vedere l'arma dal retrovisore, vedo un braccio fuori dal finestrino, poi il salto! Improvviso! Alla Bo e Duke! Non ho visto il dosso!
Atterriamo di muso, ma senza rompere niente. Il furianegra2 non ha la stessa sorte e, nonostante la frenata (udita), si ferma poco dopo il dosso. Forse una sospensione, forse due. Forse presto ci sarà un furianegra3.
Il resto del viaggio l'abbiamo passato a fare supposizioni e ridere. Che quegli spari non erano mica di pistola. Erano di pistoni.
Così mi sono messo a raccogliere frasi di camion, alcune le ho scritte mentre ero in macchina, altre le ho prese da foto su internet.
Eccole, quindi.
VOTA NELLE PUTTANE, PERCHE' NEI FIGLI NON STA' FUNZIONANDO
12 PNEUMATICI PIENI E 1 CUORE VUOTO
ADAMO ERA FELICE, VIVEVA IN PARADISO E NON AVEVA SUOCERA
LA DONNA E' STATA FATTA DA UNA COSTOLA...PENSA SE USAVA IL FILETTO
A SERVIZIO DI DIO
L' ILLUSIONE DELL' UOMO COMINCIA COL CIUCCIO
CAMIONISTA CON LA MOGLIE BRUTTA DORME TRANQUILLO
FINCHE' NON TROVO LA DONNA GIUSTA MI DIVERTO CON QUELLE SBAGLIATE
TRASPORTO VIGILATO DA DIO
NON BEVO ACQUA PERCHE' I PESCI CI SCOPANO DENTRO
NON SUONARMI! SVEGLIATI PRIMA
NON INVIDIARMI, LAVORA!
NON PRENDERE LA VITA COSI' SUL SERIO, TANTO NON NE USCIRAI VIVO
SONO NATO PELATO, NUDO E SENZA DENTI, TUTTO QUELLO CHE VERRA' E' LUCRO
PERICOLOSO NON E' UN CAVALLO IN MEZZO LA STRADA MA UN SOMARO ALLA GUIDA
OGNI DEBITO PER ME E' SACRO: CHE DIO TI PAGHI
PREFERISCO ESSERE UN UBRIACO CONOSCIUTO CHE UN ALCOLISTA ANONIMO
SE CAMMINARE FOSSE SALUTARE IL POSTINO SAREBBE IMMORTALE
SE IL MATRIMONIO FOSSE COSA BUONA NON C'ERA BISOGNO DI TESTIMONI
SE I SOLDI PARLASSERO I MIEI DIREBBERO "CIAO CIAO"
SE RUGA FOSSE SEGNALE DI VECCHIAIA IL MIO SCROTO AVREBBE 500 ANNI
SORRIDI, TUA MOGLIE MI AMA
UN GIORNO MIA MOGLIE DISSE "SCEGLI: O ME O IL CAMION"
STO BENE: LA MORTE SI AVVICINA MA I SINTOMI NON SI MANIFESTANO
lunedì 20 settembre 2010
Nuovo ammirevole bestiame
Come sempre prima il video...poi traduzione!
http://www.youtube.com/watch?v=gQ2sQk9q-30&feature=player_embedded
Nuovo ammirevole bestiame.
Tu che fai parte di questa massa
che passa nei progetti del futuro,
è duro dover camminare tanto
dare molto e ricevere poco.
E dover dimostrare il tuo coraggio
nel gioco delle apparenze,
e vedere che tutti questi ingranaggi
sentono già che la ruggine li sta mangiando.
Eh, oo, vita da bestiame
popolo marchiato, e
popolo felice!
La fuori fa un tempo confortevole
la vigilanza si cura del normale
Le automobili ascoltano le notizie
gli uomini le pubblicano sul giornale
E corrono attraverso la notte fonda
l' unica vecchiaia che è arrivata
Si dilungano sull' orlo della strada
e cominciano a contare quel che è rimasto.
Eh, oo, vita da bestiame
popolo marchiato, e
popolo felice!
Il popolo fugge dall' ignoranza
nonostante viva così vicino a lei
E sognano coi bei tempi andati
contemplano la vita da una cella
E sperano nuove possibilità
di vedere la fine di questo mondo
L' Arca di Noè, il dirigibile
non volano, nè possono fluttuare,
non volano nè possono fluttuare,
non volano nè possono fluttuare.
Eh, oo, vita da bestiame
popolo marchiato, e
popolo felice!
venerdì 10 settembre 2010
Samba do Grande Amor

Questa è allegra.
Sempre Chico Buarque de Hollanda.
Ecco come sempre l' idirizzo youtube...non so perchè ma non mi fa mettere il video direttamente, il solito complotto delle forze del male.
http://www.youtube.com/watch?v=kPu200ogx40
Samba del grande amore.
Dicevo tra me e me
che "adesso si"
io vivevo infine
il Grande Amore...
Bugiardo
Mi son lanciato così
dal trampolino
sono stato fino alla fine un amator
Passavo l' estate
ad acqua e pane
davo la mia parte
al grande amor
Bugiardo
E intanto mettevo
la mano sul fuoco
col cuore come garanzia
Oggi ho appena
una pietra nel mio petto
Esigo rispetto
non son più un sognatore
Arrivo perfino a cambiare strada
quando vedo un fiore
E rido del Grande Amore
Bugiardo
Sono stato molto fedele
ho comprato gli anelli
e messo sulla carta
il Grande Amore
Bugiardo
Ho riservato hotel
ristorante
e luna di miele
a Salvador
Ho pregato in chiesa
a San Giuseppe
che avevo fede
nel Grande Amore
Bugiardo
Ho fatto persino un voto
a Oxumarè(1)
di salire a piedi il Redentor(2)
Oggi ho appena
una pietra nel mio petto
Esigo rispetto
non son più un sognatore
Arrivo a cambiare strada
quando vedo un fiore
E rido del Grande Amore
Bugiardo
1) Oxumarè è uno degli Orixà, divinità africane.
2) Il Cristo Redentor è la statua di Rio de Janeiro posta in cima ad una montagna, c'è una scalinata che arriva fino ai suoi piedi.
giovedì 9 settembre 2010
Construção

Eccone un'altra.
E' da tempo che volevo farvela sentire.
Chico!
Buarque!
de!
Hollanda!
E' amico mio sapete. Frequentiamo la stessa nazione.
Segue la traduzione di "Construçao".
A! Ecco l' indirizzo dell'audio, con un video fatto da un pinco pallino simpatico.
http://www.youtube.com/watch?v=0mxE5nepvaU
Titolo: Costruzione
Amò quella volta come se fosse l' ultima
Baciò sua moglie come se fosse l' ultima
E ogni figlio suo come se fosse l' unico
E attraversò la strada col suo passo timido
Salì l'impalcatura come se fosse macchina
Alzò sul basamento quattro pareti solide
Mattone su mattone in un disegno magico
I suoi occhi impastati di cemento e lacrime
Sedette per riposare come se fosse sabato
Mangiò riso e fagioli come se fosse un principe
Bevve e singhiozzò come se fosse un naufrago
Ballò e rise come se sentisse musica
Ed inciampò nel cielo come se fosse ubriaco
E fluttuò nell' aria come se fosse un passero
E finì al suolo come un pacchetto flaccido
Agonizzò in mezzo al marciapiede pubblico
Morì sulla strada contromano disturbando il traffico
Amò quella volta come se fosse l'ultimo
Baciò sua moglie come se fosse l'unica
E ogni figlio suo come se fosse il prodigo
E attraversò la strada col suo passo ubriaco
Salì l'impalcatura come se fosse solido
Alzò sul basamento quattro pareti magiche
I suoi occhi impastati di cemento e traffico
Sedette per riposare come se fosse un principe
Mangiò riso e fagioli come se fosse il massimo
Bevve e singhiozzò come se fosse macchina
Ballò e rise come se fosse il prossimo
Ed inciampò nel cielo come se uvisse musica
E fluttuò nell' aria come se fosse sabato
E finì al suolo come un pacchetto timido
Agonizzò in mezzo al marciapiede naufrago
Morì sulla strada contromano disturbando il pubblico
Amò quella volta come se fosse macchina
Baciò sua moglie come se fosse logico
Alzò sul basamento quattro pareti flaccide
Sedette per riposare come se fosse un passero
E fluttuò nell' aria come se fosse un principe
E fini al suolo come un pacchetto ubriaco
Morì sulla strada contromano disturbando il sabato
Per questo pane da mangiare, per questo pavimento per dormire
Il Certificato per nascere la Concessione per sorridere
Per lasciarmi respirare, per poter esistere
Dio lo ripaghi!
Per l'alcol offerto che TUTTI dobbiamo inghiottire
Per il fumo e gli accidenti che TUTTI dobbiamo tossire
Per le impalcature ciondolanti da cui dobbiamo cadere
Dio lo ripaghi!
E Per la "Donna che piange" per lodarci e sputarci
E per le mosche nere a baciarci e coprirci
E per la pace che infine viene a redimerci
Dio lo ripaghi!
mercoledì 8 settembre 2010
Pequeno Perfil de Um Cidadão Comum

Musica scoperta oggi. E' del 1984. Scritta da due artisti incredibili e fortunatamente ancora vivi. Anche se uno si è dato per morto. Belchior e Toquinho.
L'ho tradotta.
Eccola.
Da leggere durante l' ascolto. Copiate l' indirizzo in un'altra finestra per ascoltare la canzone.
http://www.youtube.com/watch?v=JQE_jiFCUjk
Titolo (abbastanza chiaro): Piccolo profilo di un cittadino comune.
Era un cittadino comune
come questi che si vedono per strada.
Parlava d' affari, rideva,
vedeva show di donne nude.
Viveva il giorno ma non il sole,
la notte ma non la luna.
ie-eee-eaaaa
Si svegliava sempre presto,
era un passerotto urbano.
S' ibarcava nel metrò,
il nostro metropolitano.
Era un' uomo educato,
"Mi scusi", "Permesso".
ie-eee-eaaaa
Era come quella gente
onesta, buona ed emozionata.
Che va verso la morte,
pensando di vincer nella vita.
Era come quella gente
onesta, buona e intenerita.
Che di sera ha la sensazione
della missione compiuta.
Credeva in Dio
e in altre cose invisibili.
Diceva sempre "Si"
ai suoi signori infallibili.
Proprio così, coi soldi
non ci sono cose impossibili.
ie-eee-eaaaa
Ma l'angelo del Signore
di cui ci parla il libro santo,
scese dal celo per una birra
e si sedette al suo fianco.
E la morte lo caricò
come un pacchetto nel suo manto.
ie-eee-eaaaa
Era come quella gente
onesta, buona ed emozionata.
Che va verso la morte,
pensando di vincer nella vita.
Era come quella gente
onesta, buona e intenerita.
Che di sera ha la sensazione
della missione compiuta.
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